Ancona

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Fin dal V secolo AC i Greci indicavano con il nome di Ankon (gomito) il porto naturale protetto dal Monte Conero. Furono i Greci fuggiaschi da Siracusa a fondare un borgo nel 387 AC. Col tempo iniziarono a battere monete. Le monete greche di Ancona recano su un lato il profilo di Afrodite e sull'altro un braccio piegato con la mano che stringe un ramoscello, forse di mirto sacro a Venere. Sotto il braccio la scritta ΑΓΚΩ�? (Ankon) e sopra, la costellazione dei Gemelli, protettori dei naviganti. Questa moneta è servita di modello per lo stemma della Provincia di Ancona, nel quale il mirto e le due stelle sono sostituiti da un ramo di corbezzolo con due frutti, rappresentante il Monte Conero. Alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, Ancona rimane tra i possessi di Bisanzio e fa parte della Pentapoli. Dopo una breve dominazione longobarda, con i Carolingi la città è posta a capo della Marca di Ancona, che dopo aver assorbito le marche di Camerino e di Fermo comprende quasi tutta l’odierna regione Marche. Il potere imperiale ben presto si riduce fino a diventare solo formale e a partire dall'anno 1000 la città inizia un cammino verso l’indipendenza. Alla fine dell’XI secolo Ancona è ormai un libero Comune e una delle repubbliche marinare che non compaiono nello stemma della Marina Militare. La Zecca è aperta dal Comune nel XIII secolo. Batte monete autonome fino al XIV secolo, sulle quali compare il riferimento a san Ciriaco patrono di Ancona, con la scritta "SAN QVIRIACVS". In seguito vi batte moneta Bonifacio IX (1389 - 1404). Nel 1532 la citta viene incorporata da Clemente VII nello Stato Pontificio. Sisto V, poco prima della sua morte, chiude la zecca (1590). Dopo due secoli è riaperta da Pio VI (1775 - 1798). Viene usata ancora dalla Repubblica Romana nel 1798 e nel 1848, poi è chiusa definitivamente.

Per approfondimenti sulle monete: C.N.I. volume 13.

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