Ascoli

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La storia

Le origini della città rimandano alle prime popolazioni autoctone italiche dell’età del ferro: ai Piceni, popolo pre-indoeuropeo stanziatosi in questo territorio dall’XI secolo a.C. e ai Picenti, tribù italiche del gruppo etnico degli umbro-sabelli, dall’VIII secolo a.C. Asculum era già nel VII secolo a.C. “caput gentium”, un preciso punto di riferimento politico e culturale nell’ambito delle varie tribù picene.

Secondo gli scrittori antichi (Strabone, Plinio e Festo) la città venne fondata dai Sabini durante una delle loro migrazioni: giunsero nel nuovo territorio per voto “ver sacrum”, risalendo dalla conca reatina alla volta di Asculum sotto la guida del picchio (l’uccello sacro a Marte) il quale avrebbe indicato la via posandosi sul loro vessillo durante il viaggio. Il picchio (picus) avrebbe poi dato il nome al popolo: i Picentes.

Nel 298 a.C. i Picenti si allearono con i Romani contro gli Etruschi, i Galli e i Sanniti: fu con molta probabilità un “foedus aequum” cioè un reciproco patto di mutua garanzia militare (i Galli erano il nemico comune). Nel 269 a.C. i Picenti si ribellarono a Roma, ma furono sconfitti l’anno successivo: Asculum diventò “civitas foederata”.


Durante la guerra sociale del 91 – 88 a.C., i Piceni si unirono al popolo dei Marsi e degli alleati italici. Le ostilità scoppiarono nel 91 a.C. proprio in Asculum, dove l’inviato di Roma, il proconsole Caio Servilio venne trucidato assieme al suo legato Fonteio, per il suo atteggiamento arrogante e provocatorio ostentato durante una manifestazione sportiva che si teneva nell’anfiteatro; il massacro si estese in seguito a tutta la popolazione romana della città. Il 17 novembre 89 a.C., dopo un anno di assedio, Asculum venne espugnata e distrutta dal pretore romano Gneo Pompeo Strabone. Nell’88 a.C. Asculum fu iscritta alla tribù Fabia. Giulio Cesare nel 49 a.C., durante le ostilità contro Pompeo, occupò Asculum dopo il passaggio del Rubicone, e la designò capitale della regione dandole l’appellativo di “Picenum”. Ai tempi di Augusto, Asculum diventò la capitale della quinta regione italica; nel III° secolo d.C. il Piceno entrò a far parte della provincia “Flaminia et Picenum Annonarium” e nel V° secolo d.C. diventò provincia autonoma con il nome di “Picenum Suburbicarium” secondo il nuovo ordinamento voluto dall’imperatore d’Oriente Giustiniano.

Con le prime invasioni barbariche e la successiva caduta dell’impero romano, Esculum subì l’invasione del territorio da parte dei Visigoti di Alarico (405) e successivamente di Ataulfo (ambedue però rinunciarono ad assediare la città, troppo ben protetta dalle mure cittadine). Seguì l’occupazione degli Ostrogoti di Teodorico (493) e dei Goti di Totila (545). Infine i Longobardi: Esculum venne assediata e distrutta da Faroaldo nel 578, ed incorporata al Ducato di Spoleto. La sudditanza ai duchi longobardi di Spoleto terminò nel 773. Nel 774 dopo la disfatta di Desiderio da parte dei Franchi, il ducato venne annesso al Sacro Romano Impero di Carlo Magno; Esculum fu eletta a contea e governata da un conte laico ma sotto la protezione del papato. Con Ottone I (962) gli imperatori sassoni si sostituirono ai Franchi; i poteri della città passarono progressivamente ai rappresentanti del clero: al vescovo-conte. Il primo vescovo-conte di Esculum fu Emmone, nominato dal papa Sergio IV nel 1010 d.C.


Nel 1183 con l’accordo di Costanza, l’Impero riconobbe l’autonomia dei Comuni: Esculum si proclamò libero Comune ed elesse il 1 gennaio 1184 Bernardo I primo potestà della città. Nelle lotte fra papato e impero, Esculum parteggiò a volte per il ghibellini e a volte per i guelfi. Il 12 giugno 1242 Federico II distrusse per la terza volta nella sua storia la città. La concessione da parte di Federico II rilasciata alla città di Esculum nel 1245 di costruire un porto alla foce del fiume Tronto, contrapposta al diploma di Ottone IV che invece aveva assegnato già nel 1211 alla città di Fermo il dominio di quel tratto di litorale adriatico, diventò causa di un’aspra rivalità fra le due città: queste iniziarono nel 1256 una sanguinosa guerra che terminò solamente nel 1351.

Nel 1346 Galeotto Malatesta di Rimini venne invitato ad assumere il comando della milizia cittadina: ne diventò invece signore della città fino al 1354 (o 1355). Esculum subì in seguito la signoria di Filippo di Massa Tibaldeschi dal 1360 al 1361; quella di Giovanni di Massa nel 1362; intervallate dal governo pontificio del cardinale Egidio Albornoz, inviato dal papa Innocenzo VI e poi del nipote Blasco Gomez, inviato dal papa Urbano V. Entrata a far parte della Lega Fiorentina, Esculum scacciò nel 1373 il governatore Gomez, e dopo un periodo di indipendenza, tornò nel 1378 sotto il dominio della Chiesa.

Durante il pontificato di Bonifacio IX, Andrea Matteo di Acquaviva, duca d’Atri, aiutato da fuorusciti ghibellini ascolani, occupò il 20 novembre 1395 la città in nome di Ladislao re di Napoli e se ne autoproclamò signore. Esculum lo scacciò tre mesi dopo nel febbraio del 1396 per tornare sotto il dominio pontificio di Bonifacio IX. Il suo successore papa Innocenzo VII con bolla del 12 novembre 1404 concedette per tre anni l’infeudazione di Esculum a Ladislao di Durazzo re di Napoli, con il titolo di protettore e governatore.

Nel 1413 iniziò la signoria di Conte di Carrara (figlio naturale di Francesco il Vecchio, VII signore di Padova) e dei suoi figli Obizzone ed Ardizzone. Il dominio dei Carrara durò fino all’8 agosto 1426, anno in cui Obizzone fu costretto a capitolare e la città tornò sotto il dominio pontificio di Martino V. Eugenio IV nel 1433 concesse la città a Francesco I Sforza con la nomina a Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa e Marchese della Marca. (Figlio di Muzio Attendolo detto Lo Sforza, conte di Cotignola, Francesco sposò nel 1441 Bianca Maria Visconti, figlia naturale di Filippo Maria. Estinto l’ultimo duca Visconti nel 1447 senza eredi, lo Sforza s’impadronì nel 1450 di Milano dando così inizio alla dinastia degli Sforza: 1° duca di Milano). La dominazione degli Sforza in Esculum terminò il 14 settembre 1445 quando l’alleanza tra il papa Eugenio IV, il re di Napoli Alfonso I d’Aragona e il duca di Milano Filippo Maria Visconti, costrinse Francesco Sforza alla fuga: la città ritornò al papa Eugenio IV.


Il 18 luglio 1482 venne concessa alla città di Esculum dal papa Sisto IV la “libertas ecclesiastica” che dava ampi poteri di sovranità ed autonomia locale sia pure alle dirette dipendenze della Chiesa e fatta salva la “maestà pontificia”. Poiché tale privilegio era stato concesso in precedenza a Fermo, la nuova decisione romana fu vista dai fermani come un impedimento per una espansione verso sud sul litorale adriatico di Porto d’Ascoli, desiderio fisso di Fermo. Di nuovo scoppiò la guerra, nel 1484, coinvolgendo le altre città confinanti; terminò nel 1498 con l’intervento delle truppe papali di Alessandro VI. Nel 1502 lo stesso papa pose fine alla “libertas ecclesiastica” mandando ad Esculum un governatore pontificio: la città entrò così definitivamente a far parte dello Stato della Chiesa, che le garantirà più di due secoli di pace, fino a quando gli sconvolgimenti della Rivoluzione Francese arrivarono anche in Italia.

Nel febbraio 1797 i francesi invadevano le Marche. Nel 1798 Ascoli entrava a far parte della Repubblica Romana, costituendo insieme ai territori di Fermo e di Camerino, il Dipartimento del Tronto. Cacciati i francesi nel 1799 veniva occupata dalle truppe napoletane di Ferdinando IV di Borbone per lo Stato Pontificio. Ritornata sotto il dominio francese veniva annessa al Regno d’Italia nell’aprile del 1808. Con la sconfitta definitiva di Napoleone ritornava sotto il governo pontificio nel 1815; diventava nel 1824 capoluogo di una delle sei delegazioni delle Marche. Occupata dalle truppe piemontesi il 19 settembre 1860, Ascoli Piceno veniva incorporata il successivo 17 dicembre nel Regno d’Italia e dichiarata una delle quattro province della Regione Marche.




Il patrono: Sant’Emidio


Il primo vescovo residenziale di Ascoli è stato, secondo la tradizione, Sant’Emidio, dal 300 al 309 (o 303) d.C.
Originario di Treviri, antica colonia romana nella Germania meridionale, nacque nel 273 (o 279) da genitori pagani. La sua conversione al cristianesimo venne subito osteggiata: la credenza vuole che Emidio sia stato condotto con la forza all'interno di un tempio pagano per rinnegare la sua fede cristiana, ma alla solenne professione di Fede fatta dal Santo un violento terremoto distrusse il tempio. Giunto a Milano, fu consacrato sacerdote. A causa delle persecuzioni di Diocleziano, nel 298 trovò rifugio a Roma: nella capitale operò molti miracoli, soprattutto guarendo malati. Consacrato vescovo, gli venne affidato il compito di diffondere il cristianesimo ad Ascoli, ancora pagana, nel 300 d.C. In breve tempo riuscì a creare una feconda comunità cristiana nonostante gli ammonimenti delle autorità romane. Si prodigò nella guarigione degli ammalati e nella conversione di un gran numero di cittadini. Il prefetto romano Polimio lo credette la reincarnazione del dio Esculapio e gli chiese di offrire sacrifici agli dei, promettendogli in matrimonio Polisia, sua figlia. Sant’Emidio non solo rifiutò ma convertì Polisia alla fede cristiana battezzandola nelle acque del fiume Tronto. Polimio adirato né ordinò l’arresto e lo condannò alla decapitazione: si narra che il Santo, invece di stramazzare al suolo, raccolse il proprio capo e camminò fino al monte ove aveva costruito un oratorio dove morì. Era il 5 agosto del 309 (o 303) d.C.

Nel 1703 un violento terremoto sconvolse le Marche ma risparmiò Ascoli, protetta, si dice, dal suo patrono. Per riconoscenza, nel 1717, gli ascolani gli eressero una chiesa al cui interno è custodita la grotta dove il Santo morì (il tempio di Sant'Emidio alle Grotte).
Sant’Emidio è anche il protettore dai terremoti.







Lo stemma della città di Ascoli Piceno

"Di rosso al castello di travertino al naturale merlato alla ghibellina con due archi aperti e galleria sovrastante a cinque arcate, fiancheggiata da due torri dello stesso di disuguale altezza; quella di destra più alta merlata, l'altra a tetto; ornamenti esteriori da Città"

Il simbolo della città, è stato oggetto di varie interpretazioni: chi lo ritiene una porta della città (civitas turrita), oppure una rocca o un fortino, per il Muratori è un prospetto di porta, per il De Minicis un ponte turrito. Il Gioppi infine lo identifica con il ponte romano sul torrente Castellano (detto anche ponte di Cecco) difeso alle due estremità dalla rocca dei Malatesta (verso la città) e da una torre (verso la periferia).





Le monete della zecca di Ascoli

Diploma di Federico I  Fonte: Archivio Capitolare di Ascoli Piceno
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Diploma di Federico I
Fonte: Archivio Capitolare di Ascoli Piceno




Il primo documento ufficiale relativo alla concessione di battere moneta risale all’anno 1037 quando un diploma di Corrado II di Franconia, imperatore e re d’Italia, concede al vescovo Bernardo I il diritto di zecca. Seguono analoghe concessioni di Enrico III (1045), Lotario II (1137), Corrado III di Svevia (1150), Federico I detto Barbarossa (1185) e l’ultima di Enrico VI di Svevia (1191); (questi documenti originali sono conservati nell’Archivio Capitolare di Ascoli).
E’ presumibile però che queste concessioni non furono messe in pratica e che i relativi diplomi servivano più a confermare il “diritto” a determinati privilegi, piuttosto che a materializzarli. In nessun comune delle Marche fu battuta moneta con il nome dell’imperatore dall’anno 1000 all’anno 1200.




Il documento più antico che testimonia l'esistenza di moneta ascolana è un atto di vendita del 9 marzo 1329 dove si parla di "asculani argenti et moneta parva" (mistura).



Per ogni tipologia viene presentata una moneta. Di ogni moneta, però, ne esistono altre che differiscono per la punteggiatura (che in questo lavoro, per praticità, è stata evitata), per la leggenda (mancanza o aggiunta di alcune lettere, lettere capovolte, lettere di stile differente) o per alcuni particolari dei disegni.





Repubblica (XIII –XIV secolo)

  • Il grosso agontano. La moneta è stata coniata quale imitazione del grosso anconetano, detto comunemente agontano, emesso dal comune di Ancona a partire del XIII secolo. Gli agontani di Ascoli sono stati battuti, forse, verso la fine del XIII secolo (o nei primi del XIV secolo).
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Grosso
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Grosso
+ * DE ASCOLO *
Croce patente
PP S EMIDIV' rosetta
Il Santo con nimbo perlato, mitria e pianeta,
benedicente e con pastorale
argento2,17 gr.21 mm.R4CNI 1
Mazza 1
Sanctus EMIDIVs Patronus Perpetuus - DE ASCOLO


  • Il mezzo grosso agontano.
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Mezzo grosso
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Mezzo grosso
+ rosetta DE ESCVLO rosetta
Croce patente
+ PP S EMIDIVS
Il Santo con nimbo perlato, mitria e pianeta,
benedicente e con pastorale
argento1,04 gr.19 mm.CCNI 8
Mazza 3


  • Il quarto di grosso agontano. Esiste solo per Ascoli: nessun’altra officina monetaria limitrofa ha emesso in quell’epoca una moneta divisionale d’argento così piccola.
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Quarto di grosso  Fonte: Civica Pinacoteca  di Ascoli Piceno - (NA 3)
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Quarto di grosso
Fonte: Civica Pinacoteca
di Ascoli Piceno - (NA 3)
+ DE ESCVLO
Croce patente
+ S EMIDIVS
Il Santo con nimbo perlato, mitria e pianeta,
benedicente e con pastorale
argento0,50 gr.16 mm.R5CNI manca
Mazza 6


  • Il bolognino. E’ stato coniato quale imitazione ibrida del bolognino grosso di Bologna, per la presenza della lettera A nel campo del dritto, e del bolognino di Roma, per il busto mitrato che appare nel rovescio della moneta.
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Bolognino (di 1° tipo)  Fonte: Collezione Reale  CNI 12 - tav. XII n. 11
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Bolognino (di 1° tipo)
Fonte: Collezione Reale
CNI 12 - tav. XII n. 11
+ rosetta DE rosetta ESCVLO rosetta
Nel campo, una grande A tra 4 rosette
rosetta S rosetta EMIDIVS rosetta
Busto del Santo,
con mitria e senza nimbo,
e con piviale chiuso da rosetta
argento1,15 gr.18 mm.R4CNI 12
Mazza 8
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Bolognino (di 2° tipo)  Fonte: Collezione Reale  CNI 10 tav. XII n. 10
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Bolognino (di 2° tipo)
Fonte: Collezione Reale
CNI 10 tav. XII n. 10
+ DE ASChOLO
Nel campo, una grande A tra 4 rosette
S EMIDIVS rosetta
Figura quasi intera del Santo,
con mitria e senza nimbo,
benedicente e con pastorale
argento1,09 gr.20 mm.R4CNI 10
Mazza manca


  • Il denaro (o picciolo). E’ stato coniato quale imitazione del denaro ravennate, emesso dalla zecca di Ravenna nel periodo delle emissioni anonime arcivescovili. Il CNI denomina questa moneta sesino (termine che indica una moneta da 6 denari) e l’assegna al XV secolo. L’ordinanza del 27/07/1390 emessa dal comune di Ancona che vieta la circolazione dei denari “parvuli Esculani” nel territorio anconetano, conferma però che questa moneta comunale ascolana di mistura era un denaro picciolo (e non un sesino) e che tale tipo di moneta circolava già nel XIV secolo e forse anche nella seconda metà del XIII secolo.
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Denaro (o picciolo) (di 1° tipo)
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Denaro (o picciolo) (di 1° tipo)
+ DE ASChOLO
Croce patente
con trifogli nel 1° e 4° quadrante
+ S EMID' EP' CO
Nel campo, PVS disposto a triangolo
attorno a globetto
mistura0,41 gr.15 mm.CCNI 16
Mazza 9
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variante  Denaro (o picciolo) (di 1° tipo)
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variante
Denaro (o picciolo) (di 1° tipo)
+ DE ASChOLO
Croce patente
con trifogli nel 2° e 3° quadrante
+ S EMID' EP' CO
Nel campo, PVS disposto a triangolo
attorno a globetto
mistura0,56 gr.16 mm.RCNI manca
Mazza 17
Sanctus EMIDius EPisCOPVS - DE ASCHOLO
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Denaro (o picciolo) (di 2° tipo)  Fonte: Collezione Reale  CNI 19 - tav. XII n. 14
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Denaro (o picciolo) (di 2° tipo)
Fonte: Collezione Reale
CNI 19 - tav. XII n. 14
+ DE ESCVLO
Croce trifogliata
+ S ENNINDI
Nel campo, IVS disposto a triangolo
attorno a globetto
mistura0,48 gr.15 mm.R3CNI 19
Mazza 22
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Denaro (o picciolo) (di 3° tipo)
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Denaro (o picciolo) (di 3° tipo)
+ DE ESCVLO
Croce patente
+ S EMIDI
Nel campo, IVS disposto a triangolo
attorno a globetto
mistura0,45 gr.15 mm.R3CNI manca
Mazza 23


  • Il quattrino. In origine designava una moneta da 4 denari; nel tempo però subì un calo nel peso e nel titolo. Il CNI assegna i quattrini ascolani al XV secolo.
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Quattrino (di 1° tipo)
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Quattrino (di 1° tipo)
+ rosetta DE ASChOLO rosetta
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri
+ PP S ENIDIIVS rosetta
Croce patente
accantonata da 4 trifogli con gambo
mistura0,82 gr.19 mm.RCNI 27
Mazza 27
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Quattrino (di 2° tipo)
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Quattrino (di 2° tipo)
+ DE ASChOLO
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri;
in alto un serpente attorcigliato a forma di G
+ PP S EMIDIIVS rosetta
Croce patente
accantonata da 4 trifogli con gambo
mistura1,09 gr.17 mm.CCNI 33v
Mazza 32




Andrea Matteo d’Acquaviva - Duca d’Atri - Signore (novembre 1395 – febbraio 1396)

  • un denaro (o picciolo). Il CNI denomina questa moneta quattrino (termine che di norma designa una moneta da 4 denari): ma il peso, il tipo di mistura e la tipologia portano a classificare questa moneta come analoga ai denari del periodo comunale autonomo ascolano.
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Denaro (o picciolo)  Fonte: Collezione Reale  CNI 1 - tav. XII n. 17
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Denaro (o picciolo)
Fonte: Collezione Reale
CNI 1 - tav. XII n. 17
+ DVX ADRIAN
Croce patente
con trifogli nel 1° e 4° quadrante
+ S EMIDIVS OPI
Nel campo, PVS disposto a triangolo
attorno a globetto
mistura0,42 gr.15 mm.R4CNI 1
Mazza 37v
DVX ADRIANus - Sanctus EMIDIVS OPIscoPVS
variante con: DVX ATRIA(NV)
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Denaro (o picciolo)  Fonte: Collezione Reale  CNI 3 tav. XII n. 19
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Denaro (o picciolo)
Fonte: Collezione Reale
CNI 3 tav. XII n. 19
+ DVX ADRIA
Nel campo, nVS attorno a globetto
+ DE ESChOLO
Croce patente
mistura0,65 gr.16 mm.R4CNI 3v
Mazza manca
variante con: DE ESCVLO




Bonifacio IX papa 1396 – 1404
Innocenzo VII papa 1404 – 1406
Non si conoscono monete coniate nella zecca di Ascoli con il loro nome.




Ladislao di Durazzo - re di Napoli - Signore 1404 – 1414

  • un denaro (o picciolo). Il CNI denomina questa moneta quattrino (idem come sopra).
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Denaro (o picciolo)
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Denaro (o picciolo)
+ REX rosetta LADIS
Nel campo, LAVS disposto a croce
attorno a globetto
+ DE rosetta ESCVLO
Croce patente
con rosetta nel 2° e 3° quadrante
mistura0,51 gr.15 mm.R2CNI 1
Mazza 38
variante con: nel campo LSVA - CNI manca
variante con: croce patente con rosetta nel 1° e 4° quadrante - CNI 2
variante con LSVA
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variante con LSVA












Conte di Carrara - Signore 1413 – 1420

Il carro che appare all’inizio della leggenda è l’armetta dei Carrara costituita da un traino a 4 ruote con timone.

  • un bolognino. La moneta è stata coniata quale imitazione del bolognino grosso battuto dalla repubblica di Bologna.
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Bolognino (di 1° tipo)
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Bolognino (di 1° tipo)
C carro OD CARARI
Nel campo, una grande A
ponte S ENNID D ES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
argento0,93 gr.18 mm.RCNI 8
Mazza 40
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Bolognino (di 2° tipo)
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Bolognino (di 2° tipo)
carro CONNES D CAR
Nel campo, ARIA disposto a croce
attorno a globetto
ponte P S ENNIDVS
Nel campo, una grande A
con globetto sopra
argento1,15 gr.18 mm.R5CNI 16 (manca)
Mazza pag. 58
Bolognino di 2° tipo: mancante nella collezione reale (CNI 16) che fa riferimento alla collezione del conte Gioppi di Türkheim


  • un denaro (o picciolo). Il CNI denomina questa moneta quattrino (idem come sopra).
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Denaro (o picciolo) (di 1° tipo)
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Denaro (o picciolo) (di 1° tipo)
ruota CONNES D CAR
Nel campo, ARIA disposto a croce
attorno a globetto
ruota DE ESCVLO
Croce patente
mistura0,51 gr.15 mm.CCNI 19
Mazza 44
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Denaro (o picciolo) (di 2° tipo)
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Denaro (o picciolo) (di 2° tipo)
carro CONNES D CAR
Nel campo, ARIA disposto a croce
attorno a globetto
carro DE ESCVLO
Croce patente
mistura0,42 gr.15 mm.R4CNI 24 (manca)
Mazza manca
De Minicis 14v




Obizzo da Carrara Signore 1420 – 1426
Non si conoscono monete coniate nella zecca di Ascoli con il suo nome.




Martino V papa 1426 – 1431

La colonna coronata che appare all’inizio della leggenda è l’armetta del cardinale romano Oddone Colonna, eletto papa l’11 novembre 1417 con il nome di Martino V.

  • un bolognino. (idem come sopra).
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Bolognino (di 1° tipo)
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Bolognino (di 1° tipo)
chiavi decussate MARTIN' PAP'
Nel campo, una grande A
ponte S ENNID D ES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
argento0,76 gr.17 mm.R2CNI 2
Mazza 48
Muntoni 26
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Bolognino (di 2° tipo)
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Bolognino (di 2° tipo)
colonna coronata MARTIN' PAP
Nel campo, una grande A
ponte S ENNID D ES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
argento0,96 gr.18 mm.RCNI 13
Mazza 50
Muntoni 27


  • un picciolo. Il termine picciolo, o piccolo (parvulus) serviva a designare genericamente il denaro di mistura (con un titolo d’argento molto modesto), di peso ridotto e quindi anche di valore.
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Picciolo  Fonte: Civica Pinacoteca  di Ascoli Piceno - (NA 38)
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Picciolo
Fonte: Civica Pinacoteca
di Ascoli Piceno - (NA 38)
colonna coronata DE ESCVLO
Croce trifogliata
colonna coronata P S ENNIND
Nel campo, IVS disposto a triangolo
attorno a globetto
argento0,63 gr.15 mm.R3CNI 27v
Mazza 51
Muntoni 28
variante con: DE ESCOLO - CNI 23 - Mazza / - Muntoni 28 var. 1
variante con: S ENNIND - CNI 22 - Mazza 52v - Muntoni 29
variante: senza colonna coronata al dritto - Mazza 52




Monete anonime pontificie (XV secolo)

Il De Minicis attribuisce queste monete a pontefici incerti. (DEM pag. 27)
Il CNI le assegna, sia pure dubitativamente, a Martino V. (CNI pag. 190)
Il Muntoni, per lo stile dell’incisione e per l’epigrafia, escluderebbe Martino V. (MUN – IV – pag. 161).

  • un quattrino. Anche se il termine quattrino di norma designa una moneta da 4 denari, in questo caso dovrebbe trattarsi di un quattrino da 2 denari, dato che questa moneta appare di mistura analoga al picciolo e pesa all’incirca il doppio di questo. Che esistessero quattrini da 2 denari (anziché da 4 denari) è provato anche dall’editto del 1/08/1450 di Fermo in cui, tra l’altro, si stabilisce di battere quattrini da 2 denari coniando monete con peso doppio e medesimo titolo di lega usato per i piccioli. (MAZ pag. 64). Il Muntoni colloca questa moneta all’ultimo terzo del XV secolo. (MUN – IV – pag. 161)
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Quattrino  Fonte:  Cronaca Numismatica n. 81 del 1996
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Quattrino
Fonte:
Cronaca Numismatica n. 81 del 1996
DE AS - CVLO
Stemma semiovale sormontato
da chiavi decussate e da tiara
S EM - IDIVS
Il Santo nimbato e mitrato,
benedicente e con pastorale
misturagr.mm.R4CNI 1
Mazza pag. 64
Muntoni 1


  • un picciolo. Il Muntoni per lo stile dell’incisione della croce e per l’epigrafia, esclude che questo tipo di moneta possa attribuirsi a Martino V. Crede piuttosto che sia da assegnare alla metà del XV secolo, sia per le analogie con i piccioli di Pio II, sia soprattutto per il segno di zecca di Emiliano Orfini (che appare in una variante della moneta), che operò sotto Pio II e Paolo II. (MUN – IV – pag. 161).
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Picciolo (di 1° tipo)
Enlarge
Picciolo (di 1° tipo)
chiavi decussate DE ASCVLO
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri
S EMINDIVS
Croce gigliata
mistura0,57 gr.15 mm.RCNI 8
Mazza 59
Muntoni 2 var.1
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Picciolo (di 1° tipo) variante
Enlarge
Picciolo (di 1° tipo) variante
chiavi decussate DE ASCVLO
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri
chiavi decussate S EMINDIVS
Croce gigliata
mistura0,56 gr.14 mm.R3CNI 14v
Mazza 60v
Muntoni 3v
variante con: chiavi decussate DE ASCOLO - CNI manca - Mazza 54 - Muntoni 2
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Picciolo (di 2° tipo)
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Picciolo (di 2° tipo)
chiavi decussate DE ASCVLO
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri
S EMINDIVS
Croce tricuspidata
mistura0,51 gr.15 mm.RCNI 4v
Mazza 67
Muntoni manca
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Picciolo (di 3° tipo)
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Picciolo (di 3° tipo)
chiavi decussate DE ASCVLO
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri
S EIIIIIDIVS
Croce bifida
mistura0,30 gr.13 mm.R2CNI 21
Mazza 69
Muntoni manca
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Picciolo (di 4° tipo)  Fonte: Collezione Reale  CNI 22 - tav. XII n. 28
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Picciolo (di 4° tipo)
Fonte: Collezione Reale
CNI 22 - tav. XII n. 28
chiavi decussate DE ASCVLO
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri;
sotto una M sormontata da croce
S EIIIIIDIVS
Croce bifida
mistura1,06 gr.15 mm.R4CNI 22
Mazza 72
Muntoni 4
La lettera M sormontata da croce è il segno di zecca dello zecchiere Emiliano Orfini




Francesco I Sforza Marchese 1433 – 1445

Il simbolo del leone rampante con ramo di cotogno è quello assunto dal padre Muzio Attendolo Sforza, nominato conte di Cotignola dal papa Giovanni XXII.

  • un bolognino. (idem come sopra)
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Bolognino (di 1° tipo)
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Bolognino (di 1° tipo)
leoncino rampante F SFORTI
Nel campo, una grande A
ponte S ENNID' DES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
argento0,86 gr.18 mm.R2CNI 1
Mazza 74
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Bolognino (di 2° tipo)
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Bolognino (di 2° tipo)
leoncino rampante F SFORTI
Nel campo, una grande A
tra 4 anellini
ponte S EIIIID DES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
argento0,88 gr.18 mm.CCNI 3
Mazza 77


  • un denaro (o picciolo). Il CNI denomina questa moneta quattrino (idem come sopra).
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Denaro (o picciolo) (di 1° tipo)
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Denaro (o picciolo) (di 1° tipo)
* F SFORTIA
Leone rampante a sx,
con ramo di cotogno
ponte DE SCVLO
Croce tricuspidata
mistura0,44 gr.15 mm.R3CNI 11
Mazza 79
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Denaro (o picciolo) (di 2° tipo)
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Denaro (o picciolo) (di 2° tipo)
* F SFORTIA
Leone rampante a sx,
con ramo di cotogno
ponte DE ASCVLO
Croce patente
con trifogli nel 2° e 3° quarto
mistura0,50 gr.15 mm.R2CNI manca
Mazza 81
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Denaro (o picciolo) (di 2° tipo)  variante
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Denaro (o picciolo) (di 2° tipo)
variante
* F SFORTIA
Leone rampante a sx,
con ramo di cotogno
ponte DE ASCVLO
Croce patente
con trifogli nel 1° e 4° quarto
mistura0,32 gr.14 mm.R3CNI 13v
Mazza manca




Eugenio IV papa 1431 – 1447

Non è sicuro se le monete coniate dal papa si debbano collocare prima o dopo gli Sforza, poiché Eugenio IV diventò papa nel 1431, lo Sforza venne in possesso della Marca nel 1433 e il papa morì un anno dopo la partenza di Francesco. Quindi o dal 1431 al 1433 oppure dal 1446 al 1447 debbono essere state battute le monete del papa. (CNI pag. 194)

  • un bolognino. (idem come sopra)
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Bolognino (di 1° tipo)
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Bolognino (di 1° tipo)
chiavi decussate EVGENIVS PA
Nel campo, una grande A
ponte S ENNID' D ES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
argento1,09 gr.18 mm.R2CNI 5
Mazza 83
Muntoni 25
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Bolognino (di 2° tipo)
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Bolognino (di 2° tipo)
chiavi decussate EVGENIV' PAP
Nel campo, una grande A
tra 4 anellini
ponte S EMID DES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
argento0,97 gr.18 mm.CCNI 8
Mazza 87
Muntoni 25 var.1


  • un picciolo.
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Picciolo  Fonte: Eugubium listino
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Picciolo
Fonte: Eugubium listino
chiavi decussate PAPA VGENIV'
Croce patente
con trifoglio nel 1° e 4° quarto
ponte S NNID DES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
misturagr.mm.R3CNI manca
Mazza manca
Muntoni 26
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Picciolo (variante)
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Picciolo (variante)
chiavi decussate PAPA VGENIV'
Croce patente
con trifoglio nel 2° e 3° quarto
ponte S EIIIID DES
Nel campo, CVLO disposto a croce
attorno a globetto
mistura0,49 gr.15 mm.R3CNI 18
Mazza 92
Muntoni 26 var.1




Nicolò V papa 1447 – 1455
Calisto III papa 1455 – 1458
Pio II papa 1458 – 1464
Paolo II papa 1464 – 1471
Di questi pontefici non si conoscono monete coniate nelle zecca di Ascoli con il loro nome. Durante il pontificato di alcuni di questi papi sono stati comunque battuti quattrini e piccioli (monete anonime pontificie).




Sisto IV papa 1471 – 1484

Il papa con “breve” del 22 dicembre 1472 autorizza la città a coniare piccioli per un anno fino alla somma di 1000 ducati. La concessione è subordinata che i piccioli devono essere coniati senza argento e devono riportare sulle monete l’arma del papa. La moneta equivaleva a 1/24 di bolognino ascolano. Oltre che in mistura queste monete furono coniate anche in rame con pesi molto variabili: nella Collezione Reale è conservato un pezzo del peso di 3,75 grammi (CNI 1), mentre nella collezione del Muntoni è presente un esemplare che pesa grammi 1,27. (MUN – I – pag. 87)

  • un picciolo.
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Picciolo
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Picciolo
DEAS - CVLO
Armetta semiovale (stemma del papa);
sotto, il ponte (stemma di Ascoli)
chiavi decussate S EIIIIIDIVS
Croce incavata e trifogliata
rame0,60 gr.15 mm.CCNI 2
Mazza 93
Muntoni 45




Innocenzo VIII papa 1484 – 1492
Non si conoscono monete coniate nella zecca di Ascoli con il suo nome (o potrebbe essere qualcuna rientranti nelle monete anonime pontificie).




Alessandro VI papa 1492 – 1503

  • un quattrino. Per il CNI è un doppio quattrino. Il Muntoni suppone invece che possa trattarsi di un semplice quattrino, per la battitura in rame puro (e quindi senza quella quantità minima d’argento presente nei quattrini in mistura). A causa forse di difficoltà nel rifornimento del rame, alcuni esemplari sono stati battuti su altre monete, particolarmente su cavalli napoletani di Ferdinando I d’Aragona. (MUN – I – pag. 98)
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
quattrino
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quattrino
ALEXA - VI PO MA'
Stemma ottagono sormontato
da chiavi decussate e da tiara
rosetta DE A °°° SCVLO
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri:
quella di sinistra merlata,
quella di destra coperta dal tetto.
Tra le due torri, una stella a sei raggi
rame1,65 gr.19 mm.CCNI 8
Mazza 106
Muntoni 28
ALEXAndrus VI POntifex MAximus - DE ASCVLO
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
quattrino ribattuto su cavallo  di Ferdinando I d'Aragona
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quattrino ribattuto su cavallo
di Ferdinando I d'Aragona
(diverse leggende)
Stemma ottagono sormontato
da chiavi decussate e da tiara
(diverse leggende)
Porta della città di Ascoli
a 2 archi con 2 torri:
quella di sinistra merlata,
quella di destra coperta dal tetto.
Tra le due torri, una stella a sei raggi
rame1,53 gr.20 mm.CCNI
Mazza
Muntoni 28v




Giulio II papa 1503 – 1513
Leone X papa 1513 – 1521
Di questi pontefici non si conoscono monete coniate nelle zecca di Ascoli con il loro nome.



Con breve del 2 febbraio 1518 il papa Leone X chiude la zecca di Ascoli.





Pio VI papa 1775 – 1798

Alla fine del ‘700, le difficoltà economiche dello Stato Pontificio portarono all’apertura o al ripristino di alcune zecche provinciali, per una migliore diffusione del circolante, specie quello in rame dei tagli più piccoli. Pio VI diede il privilegio di battere monete in rame, con le stesse norme e coni analoghi a quelli di Roma, a 17 città minori dello Stato Ecclesiastico.

Con chirografo pontificio del 13 giugno 1797 fu concessa a Carlo Lenti per la zecca di Ascoli il diritto di battere monete in rame. Nell’Archivio di Stato di Roma si ha anche notizia di una prima estrazione avvenuta l’8 ottobre 1797. (Martinori – Annali della Zecca di Roma – 21° pag. 182).

Sono state coniate monete da:

  • madonnina da 5 baiocchi
  • sampietrino da 2 e mezzo baiocchi
  • un baiocco
  • mezzo baiocco
  • un quattrino

Queste monete secondo il CNI, pur portando nel conio il nome di Ascoli non sono state prodotte in questa officina ma nella zecca di Roma. (CNI pag. 201)

Il Muntoni non ritiene esatta questa opinione sia per l’esistenza dei documenti relativi alla concessione per la coniazione di monete, sia per lo stile diverso che si riscontra su quelle delle zecche provinciali, sia perché è provata l’attività di vari incisori in quelle officine. Ammette comunque che alcuni coni romani (ad esempio quelli siglati M.T, eseguiti a Roma dall’incisore Tommaso Mercandetti) possano essere stati inviati e utilizzati in altre sedi provinciali che pur disponendo di metallo non disponevano di attrezzatura tecnica adeguata alla produzione dei conii. (MUNTONI – IV – pag. 75)


MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Madonnina da 5 baiocchi
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Madonnina da 5 baiocchi
PIVS PAPA SEXTVS ANNO XXIII = 1797 =
Nel campo * / BAIOC / CINQVE / ASCOLI
SANCTA DEI GENITRIX
Busto della Beata Vergine a s.
nimbato e velato;
in basso T•M
rame15,88 gr.33 mm.R3CNI 2
Muntoni 151
per le varianti: Catalogo di Numismatica Italiana
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Sampietrino da 2 e 1/2 baiocchi
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Sampietrino da 2 e 1/2 baiocchi
SP APOSTOLORUM PRINCEPS
Busto nimbato di S.Pietro a s.
Sotto T•M
*** / BAIOCCHI / DVE E MEZZO /
ASCOLI / 1797
rame10,05 gr.28 mm.R2CNI 3
Muntoni 153
per le varianti: Catalogo di Numismatica Italiana
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Baiocco  Fonte: Centauro aste
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Baiocco
Fonte: Centauro aste
PIVS SEXT P.M.A.XXIII.
Stemma a targa oblunga,
sormontato da chiavi decussate
con cordone e fiocco e da tiara
VN / BAIOCCO / ASCOLI / 1797ramegr.mm.R4CNI 8
Muntoni 156
per le varianti: Catalogo di Numismatica Italiana
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Mezzo baiocco  Fonte: Medagliere Numismatico del Vaticano - Muntoni 157 - Mazza pag. 91
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Mezzo baiocco
Fonte: Medagliere Numismatico del Vaticano - Muntoni 157 - Mazza pag. 91
PIVS SEXT P.M.A.XXIII
Stemma a targa oblunga,
sormontato da chiavi decussate
con cordone e fiocco e da tiara
*** / MEZZO / BAIOCCO / ASCOLI / 1797rame1,30 gr.23 mm.R5CNI 11
Muntoni 157
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Quattrino
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Quattrino
PIVS SEXT P.M.A.XXIII
Stemma a targa oblunga,
sormontato da chiavi decussate
con cordone e fiocco e da tiara
*** / UN / QUATRINO / ASCOLI / 1797rame0,72 gr.17 mm.R4CNI 12
Muntoni 158




Repubblica Romana (15 febbraio 1798 – 30 settembre 1799)

Sono state coniate monete da:

  • due baiocchi
  • mezzo baiocco
  • un quattrino

Anche queste monete secondo il CNI sono state coniate nella zecca di Roma. (CNI pag. 204)

Neri Scerni ha invece documentato che la zecca di Ascoli fu aperta con decreto consolare del 14 luglio 1798 (26 messidoro A. VI) e che lo zecchiere fu autorizzato con decreto del 23 luglio 1798 (5 termidoro A. VI) a coniare 60mila libbre di monete da 1 e 2 baiocchi, impiegando una lega di rame e 25% di metallo di campane.
La battitura ebbe inizio dopo il 10 settembre 1798 (24 fruttidoro A. VI), data in cui il prefetto consolare, in una lettera indirizzata a Roma, scriveva che la moneta “fra breve sarà posta in circolazione”.
In una relazione del 25 settembre 1798 (4 vendemmiale A. VII) si rileva che l’officina diretta dallo zecchiere Carlo Lenti coniava sia a torchio che a cilindro.
Da un verbale ispettivo del 26 ottobre 1798 (5 brumale A. VII) risulta che era ancora in atto la coniazione delle monete da 2 baiocchi.
Il 9 febbraio 1799 (21 piovoso A. VII) l’officina di Ascoli sospese l’attività in ottemperanza al decreto di chiusura generale di tutte le zecche repubblicane del 28 gennaio 1799 (9 piovoso A. VII).
Il 22 febbraio 1799 (4 ventoso A. VII) una relazione informa che la zecca fu riaperta per sopperire ad uno stato di necessità di moneta.
Secondo Neri Scerni ad Ascoli furono coniate con ogni probabilità, tutte le 60mila libbre di rame previste all’inizio dei lavori.

Anche il Muntoni non ritiene esatta l’opinione del CNI e cita un documento del 14 luglio 1798 per lo zecchiere Carlo Lenti e un altro del 16 luglio 1798 per lo zecchiere Luigi Colli. (MUNTONI – IV – pag. 265)


L’officina monetaria rimase probabilmente operativa anche dopo la caduta della Repubblica Romana: un inedito recente documento rivela che la definitiva chiusura della zecca di Ascoli fu sentenziata con un’ordinanza dell’Imperiale Regia Pontificia Reggenza di Macerata del 5 novembre 1799. Il documento firmato dal conte Eufemio Vinci, conteneva minacciose intimidazioni formali per lo zecchiere: “…faranno cessare sull’istante da ulteriore coniazione codesto intraprendente della Zecca, prendendo da lui tutti i Cunj, o siano ordegni almeno nella parte amovibile, e comminando al medesimo la confiscazione di tutti gli arredi e corredi della stessa Zecca…”. (BRUNI pag. 66)

Quali erano i punzoni che in quella delicata fase di transizione politica stava adoperando lo zecchiere di Ascoli?
Pio VI morì il 29 agosto, la Repubblica Romana cadde il 30 settembre. Da quel momento a quello della chiusura della zecca (5 novembre) trascorsero circa 35 giorni durante i quali lo zecchiere, consapevole della sede vacante, fece incidere alcuni nuovi conii rifacendosi ai modelli impiegati nel 1797: la Madonnina da 5 baiocchi del 1799.
E' presumibile che siano stati riutilizzati i vecchi conii non restituiti alla zecca pontificia, debitamente modificati nell'ultima cifra della data. (BRUNI pag. 79)
Il Muntoni riporta la Madonnina da 5 baiocchi Anno XXIII / 1799 con la dicitura “anacronismo” (MUN 151a e 152b). Sia il Muntoni che il CNI (n.16) classificano questa Madonnina sotto Pio VI. Il Bruni (BRU 22 e 23) invece la colloca proprio in questo periodo di transizione: "Repubblica Romana - Zecca di Ascoli - Monetazione con i tipi di Pio VI". (BRUNI pag. 66)
Presso la Civica Pinacoteca di Ascoli Piceno sono presenti i punzoni di questa moneta.


MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Due baiocchi
Enlarge
Due baiocchi
REPVBBLICA ROMANA
Fascio littorio
con scure e pileo a destra
DVE / BAIOCCHI / ASCOLI
in corona di foglie trinate
chiusa in basso da rosetta
e in alto da globetto
rame15,27 gr.32 mm.R2CNI manca
Bruni 17
Muntoni manca
Pagani 11b
per le varianti: Catalogo di Numismatica Italiana
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Mezzo baiocco
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Mezzo baiocco
R. - R.
Fascio littorio
con scure e pileo a destra
* / MEZZO / BAIOCCO / ASCOLIrame5,22 gr.22 mm.R4CNI 10
Bruni 19
Muntoni 34
Pagani 21
MonetaDirittoRovescioMetalloPesoDiam.RaritàRiferim.
Quattrino  Fonte: Collezione Reale  CNI 11 - tav. XIII n. 16
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Quattrino
Fonte: Collezione Reale
CNI 11 - tav. XIII n. 16
R. - R.
Fascio littorio
con scure e pileo a destra;
il tutto in corona d'alloro
rosetta / ASCO / LI
in ghirlanda d'alloro
rame1,17 gr.18 mm.R5CNI 11
Bruni 20
Muntoni 35
Pagani 23




Bibliografia Numismatica


Testi di riferimento:

Mazza F. – Le monete della zecca di Ascoli – Ascoli Piceno 1987

Muntoni F. – Le monete dei Papi e degli Stati Pontifici – 4 voll. – Roma 1972 – 1974

CNI - Vittorio Emanuele III – Corpus Nummorum Italicorum – vol. XIII Marche – Roma 1932

Bruni R. – Le monete della Repubblica Romana e dei governi provvisori – Serravalle (RSM) 2005

Pagani A. – Monete italiane dall’invasione napoleonica ai giorni nostri (1796 – 1980) – Milano 1982

De Minicis G. – Numismatica Ascolana, ossia dichiarazione delle monete antiche di Ascoli nel Piceno – Fermo 1853


Interessanti articoli sulla zecca di Ascoli:

Concetti E. - Il serpente e la Porta Romana di Ascoli nel Piceno - Monete Antiche n.53 del settembre/ottobre 2010

Costantini C. - La circolazione monetaria nelle Marche meridionali - Cronaca Numismatica n.205 del marzo 2008

D'Andrea A. / Andreani C. - Le monete dell'Abruzzo e del Molise - Teramo 2007

Girolami L. - I baiocchi negati della zecca di Ascoli - Cronaca Numismatica n.81 del dicembre 1996


Approfondimenti storici:

Balena S. – Ascoli nel Piceno. Storia di Ascoli e degli ascolani – Ascoli Piceno 1999

Indice

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