Gigliato

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Moneta d'argento di un carlino così detta perchè recava raffigurato al rovescio una croce gigliata.Il peso era di 4,00 grammi e fu introdotto da Carlo II d'Angiò re di Napoli nel 1302 sostituendo il saluto d'argento. La coniazione del gigliato fu caratteristica esclusiva della dinastia d'Angiò (infatti il giglio era il simbolo del blasone dei regnanti di Francia). Con Roberto, in particolare, ebbe grandissimo favore (il gigliato fu detto anche robertino) ed ebbe enorme diffusione anche al di fuori del regno.Per evitare il pericolo di esportazioni eccessive della moneta furono varate norme severissime.Inoltre per evitare che vi fossero alterazioni nella composizione della lega o nel peso fu stabilito,per la prima volta, di apporre sulle monete speciali contrassegni di coniazione destinati ad accertare eventuali responsabilità dei coniatori. Numerosi sono anche i robertini postumi. Al di fuori del regno partenopeo i gigliati furono imitati in Provenza; a Roma per opera dello zecchiere Domenico Gherardini durante il pontificato di Martino V; nell' Oriente Latino con fatture grossolane e forme alterate. La legenda impressa sulle monete napoletane è la seguente: "Honor regis iudicium diligit" ossia "l'onore del re predilige la giustizia" (salmo 98 par.4).

Dritto di un gigliato di Roberto d'Angiò postumo
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Dritto di un gigliato di Roberto d'Angiò postumo
Rovescio di un gigliato di Roberto d'Angiò postumo
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Rovescio di un gigliato di Roberto d'Angiò postumo
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