Maccagno

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Nel 1622 il conte Giacomo III Mandelli ottiene dall'imperatore Ferdinando II d'Asburgo il privilegio di battere moneta nel suo feudo di Maccagno (provincia di Varese). Fin dal principio inizia a battere contraffazioni di monete di ogni genere: talleri, ducati e ongari di Olanda, ducati di Coira, ducati tedeschi di varie zecche e tante altre monete.

Di queste contraffazioni si trova traccia in gride stampate in Olanda, a Bologna e Milano tra il 1627 e il 1638. A queste sono seguite denunce e processi. Ad esempio verso lo zecchiere Gusmino, il quale, dopo aver lavorato nelle zecche di Maccagno e Masserano, lo ritroviamo a Tassarolo a offrire i suoi esclusivi servigi ad altri avidi signori. Gli zecchieri contraffattori potevano anche mettersi in proprio, come risulta da un processo del 1645, che coinvolgeva due zecchieri di Maccagno sorpresi a battere genovine d'argento false. L'attività di contraffazione non riguardava soltanto monete di oro o di argento, ma anche monete di basso valore, che circolavano soprattutto tra la povera gente, come i sesini. Una grida milanese del 1645 contro i sesini contraffatti parla di una grandissima quantità di sesini battuti a Maccagno con tanta somiglianza, che difficilmente si potevano discernere da quelli autentici.

La zecca di Maccagno continuò a lavorare fino al 1668, anche se altri sovrani piú tardi continuarono a confermare lo stesso privilegio di zecca.

La maggior parte delle monete oggi note appartiene al conte Giacomo III Mandelli, che fece aprire la zecca.

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