Monete di Venezia - emissioni autonome ed imperiali

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Nell'alto medioevo Venezia rispondeva formalmente all'autorità imperiale di Costantinopoli, ma doveva nella realtà dei fatti fare i conti con la reale presenza imperiale tedesca in Italia. Essa giocò quindi un ruolo ambiguo, sfruttando ogni opportunità per rendersi indipendente da entrambi i poteri giocando sulla reciproca contrapposizione e sulla sua posizione di intermediaria. I mercanti di Venezia potevano infatti contare su rapporti privilegiati con Costantinopoli, ma anche su importanti privilegi spendibili nei territori del Sacro Romano Impero a seguito di un trattato stipulato con l'imperatore Lotario I (840), che li favoriva nella diffusione delle merci, specie preziose, da loro importate nel Regno d'Italia.

Nella seconda metà del X secolo l'imperatore Ottone II di Sassonia rinnovò i vecchi privilegi imperiali per garantire la presenza veneziana in Italia e in Germania; per questo ritroviamo mercanti veneziani anche sul mercato pavese dove, grazie ai regolari tributi versati dal doge al palazzo regio (50 lire di denari veneziani), essi potevano comprare liberamente grano e vino. Lentamente essi sostituirono anche i Comacchiesi, rifornendo le città della pianura Padana dell'indispensabile sale adriatico. Ma l'inarrestabile ascesa commerciale dei Veneziani procedette di pari passo con la penetrazione sempre più massiccia dei loro interessi nello Stato bizantino. Nel 992 l'imperatore di Costantinopoli aveva emanato una crisobolla (bolla d'oro) grazie alla quale i Veneziani avrebbero potuto accedere alla capitale e commerciarvi in tutta libertà. Nel 1082, con un'ulteriore crisobolla, l'imperatore Alessio I Comneno, a ricompensa degli aiuti che Venezia aveva fornito a Bisanzio nella lotta contro i Normanni, li privilegiava con una serie di eccezionali esenzioni fiscali in tutti i porti dell'Impero d'Oriente. Questa posizione fu ulteriormente ampliata e consolidata a seguito delle vicende collegate alla IV Crociata.

Nel periodo qui preso in considerazione la monetazione di Venezia ebbe caratteristiche del tutto simili a quelle delle altre zecche imperiali dell’Italia settentrionale. Essa iniziò durante il regno di Lodovico I detto il Pio (814-840) con monete a nome dell'imperatore, che probabilmente furono coniati in zecche imperiali (forse Pavia): lo stesso si può probabilmente dire delle emissioni a nome di Lotario I. La città lagunare iniziò in seguito a batter moneta per proprio conto con monetazione prima autonoma, poi di nuovo a nome dell'Imperatore del Sacro Romano Impero. Solo nel XII sec. fu forte abbastanza per iniziare una propria monetazione a nome del doge.

Monetazione

Lodovico I (814-840)
Lotario I (840-855)
Monete autonome anonime (855-880?)
Ottone II o III (973-1002)
Monete autonome anonime (1002-1024)
Corrado II di Franconia (1026-1039)
Enrico III di Franconia (1056-1125)

Enrico IV o V di Franconia (1056-1125)

Monetazione

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