Padova
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La zecca di Padova
Nel 1049 l'imperatore Enrico III concesse al vescovo di Padova Bernardo il diritto di battere moneta, nella fattispecie denari di peso analogo a quelli di Verona. Solo verso il 1270, durante il periodo comunale, iniziarono le attività della zecca, con un corollario di leggi speciali che regolavano il corso della moneta in città ; l'anno successivo furono coniate le prime monete. Un obiettivo prioritario della legislazione del 1270 era la repressione della moneta falsa:
- era sancita la condanna al rogo per chi fabbricava o spendeva monete false in città ;
- tutti i tesorieri, gli esattori dei dazi comunali, gli orefici e i mercanti dovevano fare giuramento di tagliare a metà le monete false che fossero giunte nelle loro mani;
- la tosatura delle monete era punita con multe e incarcerazione.
La zecca cittadina aveva sede al Canton del Gallo, fu poi successivamente trasferita prima in via Zabarella, poi in via San Lorenzo, ed infine ebbe sede definitiva in via San Canziano.
Nel 1318 divenne Capitano del popolo Jacopo da Carrara, che avvocò a sè tutti i poteri trasformando il Comune in Signoria. Nel 1384 fu imposta la circolazione forzosa delle monete padovane, tentando quindi di eliminare dalla circolazione le monete concorrenti delle città vicine (principalmente veneziane, veronesi e milanesi).
I Carraresi dominarono Padova sino alla sua conquista da parte di Venezia nel 1405, il cui governo chiuse la zecca, come quelle di tutte le altre città di terraferma conquistate.
Emissioni della zecca
I rapporti di valore fra le varie monete erano:
- 1 grosso aquilino = 32 denari
- 1 carrarino = 2 soldi = 24 denari
- 1 soldo = 12 denari
- 1 sestino negro = 1/2 soldo = 6 denari
- 1 quattrino = 2 (in alcuni casi 4) denari
Libero Comune 1271-1318
La prima moneta padovana fu il denaro piccolo coniato dall'anno 1271 che recava sia al dritto, sia al rovescio una stella a sei punte. Sebbene Jacopo da Carrara prese il potere nel 1318, le emissioni di denari comunali continuarono fino al 1328.
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Jacopo I da Carrara 1318- 1324
Non sono note emissioni a nome di Jacopo I da Carrara
Vicariato imperiale 1320-1328 e gli anni della turbolenza 1328-1338
Dal 1318 al 1320 Padova subì un duro assedio da parte delle truppe veronesi della Signoria Scaligera: nell'estate del 1320 la situazione era talmente grave da indurre Jacopo da Carrara a cedere la signoria al Ulrico da Valdsee, vicario imperiale in nome dell'Imperatore Federico III (1319-1328). La pace coi veronesi fu fatta nel 1320, ma il vicariato imperiale si prolungò per quasi un decennio nella turbolenta situazione di continua guerriglia fra le fazioni carrarese e scaligera.
Vicari furono
- dal 5 gennaio 1320 al novembre 1321 Ulrico di Valdsee, conte di Gorizia;
- dal novembre 1321 al 1328 Enrico duca di Carinzia, fratello dell'Imperatore; rappresentato in città da Corrado di Auffenstein;
- dal 1323 al 1328 Elgemaro (o Elghemario) da Villanders, vice-capitano, rappresentante di Enrico di Carinzia;
- 1328 Griffo de Villanders di Germania;
Durante questo periodo fu introdotto un denaro grosso detto grosso aquilino, del valore di 32 denari piccoli. Sono note alcune varianti di questa moneta.
Il Saccocci propone la seguente cronologia di coniazione:
- Aquilini a nome di Ulrico di Walsee: gennaio 1320 - luglio 1324
- Aquilini a nome di Ulrico di Pfannenberg: luglio 1324 - ottobre 1325
- Aquilini a nome di Elgemaro di Villanders: ottobre 1325 - settembre 1328
Ulrico di Pfannenberg fu capitano di Padova e governò in nome di Ulrico di Walsee, motivo che probabilmente giustificò l'emissione di moneta a proprio nome.
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Nel 1328 Cangrande della Scala realizza il suo progetto e conquista Padova e, l'anno successivo, Treviso, morendovi però 4 giorni dopo. Seguono 10 anni di turbolenze e guerra fra le fazioni scaligera e carrarese fino alla definitiva presa del potere in Padova da parte di Ubertino da Carrara.
Ubertino da Carrara 1338- 1345
Ubertino da Carrara continuò l'emissione di denari piccoli sostanzialmente simili a quelli comunali, con la variazione del dritto, nel cui campo appare una "V."
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Jacopo II da Carrara 1345-1350
A Jacopo (o Giacomo) II da Carrara si debbono assegnare il carrarino d'argento, che andava a sostituire con pari valore il grosso acquilino, ed un nuovo denaro piccolo. Essi furno voluti per avere una moneta identificabile con l'ambiziosa dinastia dei Carraresi.
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Jacopino e Francesco I da Carrara 1350-1355
I successori do Jacopo II, Jacopino e Francesco I Da Carrara, nel breve periodo del potere congiunto, coniarono altri due denari piccoli recanti entrambi l'insegna del Carro ripetuta anche sull'altro verso per uno e sostituita sull'altro da una stella a sei raggi.
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Francesco I da Carrara 1355-1388
Francesco I da Carrara introdusse il Ducato d'oro, ed il Carrarese d'argento, equivalente a 4 soldi di lira padovana. Continuarono sotto alla sua Signoria le emissioni di carrarini, coniati dopo il 1372 con l'argento donato dal Re d'Ungheria. A Francesco I è da attribuire infine una piccola moneta in mistura che riporta al dritto uno scudo rotondo con tre onde, e al rovescio una rosa, conosciuta come bagattino.
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Immagine del Ducato d'oro esposto al Museo Bottacin di Padova
Gian Galeazzo Visconti 1388-1390
Sfiancati dalle continue guerre, i Carraresi si trovarono costretti a cedere Treviso e Feltre a Venezia, per poi finalmente perdere il controllo di Padova nel 1388. Dopo un periodo di nominale autonomia comunale, il 15 gennaio 1389 Padova si cede a Gian Galeazzo Visconti. In breve tempo la fazione carrarese riacquista il favore della città , che al ritorno di Francesco Novello da Carrara lo acclama Signore.
I Visconti coniarono solo un denaro in buon argento di discreto peso.
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Francesco II da Carrara 1390-1405
Francesco Novello da Carrara, ultimo Signore di Padova prima del passaggio della città a Venezia, continuò con le emissioni di carrarini e di moneta nera a nome della Signoria.
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Funzionamento della zecca
La responsabilità per il buon funzionamento della zecca era affidata al Mastro Zecchiere. Costui aveva il diritto di vivere senza pagare affitto all'interno degli edifici stessi della zecca, o nella stessa via; egli godeva inoltre di altri benefici e privilegi quali l'esenzione dei servizi dovuti alla città , e la fornitura garantita e gratuita di sale da parte della Signoria. In cambio di questi privilegi egli si impegnava a trasformare in monete di buon peso e fino l'argento affidatogli dal signore della città , o da mercanti.
Una commissione costituita dal signore, due orefici, due cambiatori di valute e due cittadini, saggiava le monete prodotte per garantirne la qualità .
Il Mastro Zecchiere era proprietario degli strumenti di lavoro quali i conii ed i punzoni. Due conii sono oggi visibili presso il Museo Bottacin di Padova (carrarino di Francesco I da Carrara) e presso il Museo Correr di Venezia.
Sono conosciuti i nomi di alcuni degli zecchieri che lavorarono a Padova, e qualcuno di loro lasciò le prprie iniziali sulle monete emesse: nel 1380 ca. gli appaltatori Nerio e Nicolò Compagni di Firenze inserivano le proprie iniziali N e NI rispettivamente sul carrarese e sul carrarino di Francesco I da Carrara.
Sono conosciuti anche la P di Pietro dall'Olio, la I di Jacopo di Zeri da Firenze, la Z di Zuanne dell'Argento di Bologna.
Bibliografia
- Luigi Rizzoli & Quintilio Perini, Le monete di Padova, 1903
- Andrea Saccocci, Contributi di storia monetaria delle regioni adriatiche settentrionali (secoli X-XV), Esedra Editrice, 2004[modifica]
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