Pisa
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La zecca di Pisa
Storia ed emissioni monetali
Il periodo longobardo e carolingio
Dopo l’arrivo dei Longobardi, con l'ingresso della città nel Ducato di Lucca (fine VII secolo d.C.) come sede di un gastaldo (ufficiale) regio, a Pisa si iniziano a coniare tremissi d'oro del tipo "gloriosa Pisa" (Vanni 2010). Con la caduta del Regno longobardo e la creazione della Marca di Tuscia, che vede ancora una volta come città principale Lucca, Pisa rientra nella compagine statale carolingia e vede l'emissione di rari denari in argento al nome di Carlo Magno. Dopo questi primi denari, battuti probabilmente più per ragioni politiche che economiche, non si ha più alcuna notizia di monete prodotte a Pisa fino al XII secolo d.C.
Il periodo comunale, fino al 1406 (Prima Repubblica)
Già tra il 1131 ed il 1151 nei documenti si hanno sporadiche notizie di monete pisane, probabilmente coniate ad imitazione dei coevi denari enriciani di Lucca (H/LVCA, in lega d'argento), e per ciò non facilmente distinguibili da essi (Matzke 1993, Baldassarri 2003, 2010). Nel 1155 Federico I conferma privilegio di zecca al Comune cittadino, forse già rilasciato da Corrado II, o come suppongono altri autori (Matzke 2005)semplicemente richiamandosi all'antico diritto avuto sino dal periodo longobardo. Alcuni studiosi ipotizzano che Pisa abbia cominciato a coniare denari simili ai lucchesi ma con impronta F/PISA già dopo questa data (Baldassarri 2003, 2010), mentre altri ritengono che tale tipo sia stato adottato dopo la pace con Lucca che trattava anche di zecca e di moneta del 1181 (Matzke 1993). I denari con F/PISA con differenti varianti di conio (tipologia della F, caratteristiche delle lettere nelle legende e nella scritta PISA, globetto o anelletto etc.. al centro del rovescio) rimasero la moneta di base del sistema monetario pisano fino al 1312 circa (Baldassarri 2003,2010). Agli inizi del Duecento (tra il 1199 ed il 1215), probabilmente seguendo l'esempio di Venezia e di Genova, anche Pisa emise il primo denaro grosso d'argento, in cui si mantenne una grande F nel campo del dritto e la scritta PISA in croce al rovescio intorno a globetto, ma accompagnata dalla scritta CIVITAS nella legenda in luogo del nome dell'Imperatore, a segno della consapevolezza e della autonomia politica raggiunta dalle istituzioni cittadine. Nelle monete grosse d'argento da questo momento il dritto sembra essere sempre costituito dalla faccia che riporta gli emblemi e le scritte riferite a Pisa, piuttosto che al potere imperiale. Il simbolo imperiale, peraltro, rimase immobilizzato alla F fino al 1250 circa, e la scritta continuò a riportare il nome FEDERICVS nonostante le successioni al soglio imperiale almeno fino alla discesa in Italia di Enrico VII (1311) e poi di nuovo dopo il 1314/1318. Tra il 1220 ed il 1230 Pisa adottò il primo grosso di tipo iconico, nel quale in luogo della scritta PISA appare la Vergine con il Bambino in braccio a mezzo busto, accompagnata dalla legenda S.MAR D'PISIS (Baldassarri 2010, Vanni 2010). Infatti la Madonna era la protettrice della città, alla quale era dedicata anche la bellissima chiesa Cattedrale, costruita nella attuale Piazza dei Miracoli. Importanti cambiamenti nel sistema e nei tipi monetali avvenne dopo l'affermazione della parte di Popolo al governo del Comune, nel 1254. Alla seconda metà del XIII secolo risalgono infatti l'introduzione del grosso d'argento da due soldi (24 denari), del grosso d'argento da un soldo (12 denari) e del denaro aquilino minuto del valore di circa 2 denari del tipo F/PISA (Travaini 1983, Baldassarri 2003, 2010). Il nome di aquilino minuto, così come di aquilino grosso, spesso usato anche nei documenti coevi, deriva dal fatto che a partire da questa serie di monete il segno imperiale fu rappresentato dall'aquila ad ali spiegate in luogo del monogramma. Questi nominali furono battuti all'incirca fino al primo ventennio del Trecento, anche se già a partire dalla venuta di Enrico VII in Italia e dalla promulgazione della sua "costituzione" sulle monete imperiali nel 1311, cominciarono ad essere introdotte variazioni sulle legende dei grossi da un soldo (detti anche grossi minori)dove comparve il nome hENRICVS, e tra le monete minute, che videro la coniazione di un nuovo tipo di denaro, contrassegnato dalla presenza di una P ornata accompagnata dalla scritta PISANI COHVNIS al dritto e dell'aquila spiegata associata all'iscrizione FEDERIC' IHPATOR (Baldassarri 2003, cfr. MIR - Montagano 2007). In seguito alle lotte tra fazioni cittadine, il governo comunale diventò appannaggio di vari signori di origine locale (Donoratico, Gambacorta, Appiani) e stranieri (Visconti), finché la città non cadde sotto il dominio di Firenze per la prima volta, nel 1406. All'indomani della conquista fiorentina la zecca cittadina smise di essere operativa ed in città e nel suo territorio si adottarono le monete della Dominante.
La Seconda Repubblica
Nel 1494 Carlo VIII scende in Italia e giunto a Pisa libera la città dalla signoria di Firenze. E’ la seconda repubblica. Per riconoscenza verso Carlo, Pisa batte monete con la leggenda: KAROLVS PISANORVM LIBERATOR. Con la partenza di Carlo, nel 1495, Firenze torna nuovamente ad assediare Pisa. La zecca riprende a battere moneta con la leggenda POPULI PISANI fino al 1509, quando la città si arrende definitivamente.
Il periodo mediceo
La zecca vive ancora una breve attività nel periodo 1595-1608 con Ferdinando I de’ Medici, poi cessa le emissioni. Le monete emesse successivamente a nome di Pisa, sono battute nell'officina di Firenze.
Bibliografia
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M. BALDASSARRI, Nel segno di Pisa: monete, sigilli e vessilli del Comune tra XI e XV secolo, in A. ZAMPIERI, a cura di, La storia di Pisa nelle celebrazioni del “6 agosto” (1959-2008), Pisa, Edizioni ETS 2008, pp. 333-358.
M. BALDASSARRI, I nominali della zecca di Pisa e la loro circolazione in area tirrenica tra XII e XIV secolo: il contributo della fonte archeologica, «Rivista Italiana di Numismatica e Scienze Affini», 111 (2010), pp. 175-214.
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