Reggio Emilia

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Il territorio di Reggio, abitato fin dall'epoca preistorica da varie popolazioni, viene soggetto al dominio di Roma e ne segue le sorti fino alla caduta dell'ìmpero. Da citare Marco Emilio Lepido, console e generale che ha dato il nome alla Via consolare da lui voluta e quindi alla regione Emilia. Sempre in suo onore la città in epoca romana si chiamò Regium Lepidi. Trovandosi al crocevia degli assi Nord-Sud e Ovest-Est, la regione è stata oggetto di continue invasioni e guerre per il controllo della posizione. Nel 1002 il territorio di Reggio, insieme con quello di Parma, Brescia, Modena, Mantova e Ferrara, è riunito in Marca e assegnato a Tedaldo di Canossa. Nel 1219 Reggio ottiene la concessione di battere moneta, ma solo nel 1233, sotto il vescovo Maltraversi, cominciano le emissioni, che peraltro sono limitate e piuttosto intervallate. Sono battuti grossi in argento che da un lato presentano la grande H in cerchio rigato e la leggenda EPISCOPVS, dall'altro lato un giglio in cerchio rigato e la leggenda DEREGIO. Intanto, perdurando lo stato di belligeranza, il Senato, per avere un periodo di pace, offre al signore di Ferrara Obizzo d'Este, il governo della città. Vengono così poste le basi per la trasformazione del libero Comune in Signoria, che avviene nel 1409 con Nicolò II Este. Nel 1452 Borso d'Este ottiene dall'imperatore Ferdinando III il titolo di Marchese di Modena e Reggio e nel 1471 di duca di Ferrara. Dopo una lunga inattività, la monetazione a Reggio riprende con il figlio di Borso, Ercole I (1477-1505), che comincia coi bagattini e dopo alcuni anni passa ai soldi in argento e nel 1497 al ducato in oro. Sulle monete compare la leggenda REGIVM LEPIDI, con riferimento all'antico nome romano della città. Sotto il successore Alfonso I (1505-1534) l'attività prosegue in tono minore, intervallata da un periodo di dominazione papale (1512-1523). Con Ercole II (1534-1556) la produzione monetale raggiunge il suo culmine. Difatti si sviluppa su varie pezzature in argento, mistura e rame e dal ducato si passa allo scudo in oro. Con Alfonso II le emissioni cominciano a diradarsi e nel 1572 la zecca è chiusa. Le monete del ducato continuano ad essere battute a Ferrara e Modena, poi con il ritorno di Ferrara allo Stato Pontificio (1597), resta solo Modena.

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