Tassarolo
Da LaMonetaPedia.it.
Tassarolo dista sei chilometri da Novi Ligure. Sorto come borgo attorno ad un castello, su un colle lungo i traffici da e verso Milano, per la sua posizione fu conteso tra Alessandria e Genova, finché nel 1360 fu acquistato dagli Spinola di Luccoli (contrada di Genova), i cui discendenti ne furono sempre proprietari. Oggi è in provincia di Alessandria, ma ai tempi della zecca era un feudo subordinato alla Repubblica di Genova. Nel 1560 Marcantonio di Agostino Spinola, ottenne da Ferdinando I imperatore, che il borgo fosse elevato a Contea, che comprendeva tra il resto, il diritto di zecca. Fu però il figlio Agostino a usufruire del privilegio. Le prime monete di Tassarolo portano la data del 1604, sono monete d’oro e d’argento, che imitano i soggetti di quelle più ricercate sul mercato. Doppie genovesi, ducati ungari, scudi, talleri olandesi e relativi multipli e sottomultipli. Agostino muore il 1616 senza eredi e la zecca riprende a funzionare con il nipote Filippo, solo nel 1629.
Le suddette monete pur essendo imitazioni, venivano accettate sia per la buona fattura e precisione di incisione, che per il contenuto intrinseco. Varie “grida� nonché il “tariffario di Anversa� ne stabilivano il controvalore in Lire e Soldi. Per contro si ha notizia del divieto di utilizzare il tallero di Tassarolo nel ducato di Savoia e in particolare il 28 gennaio 1614 Carlo Emanuele proibiva l’introduzione, uso commercio e transito nei suoi Stati di tutte le monete di Masserano, Tassarolo e Desana. Purtroppo era venuto di moda nelle zecche del tempo, e specialmente in quella di Tassarolo, di coniare monete destinate ai traffici con il Levante contraffatte, con quantità minori di fino. Nelle “Notizie sulla battitura dei luigini lette al Magistrato delle Monete della Repubblica il 29 settembre 1667�, si afferma che �nel 1663 si iniziarono a battere tali monete in Tassarolo ed una certa quantità ne fu spedita in Smirne a tale Valentino Berti, il quale fu scoperto ed accusato, con confisca di 2000 pezzi, salvandosi solo con la fuga�. Gli zecchieri di Tassarolo non batterono abusivamente soltanto i cosiddetti “Luigini� per il Levante, ma falsificarono anche monete di altri paesi, compromettendo il nome del loro Conte. Infatti, dalle “Memorie della Famiglia Cybo� si legge che nel 1665 furono imitate le monete da otto bolognini del duca di Massa, Alberico Cybo II, il quale, avvisato dal suo zecchiere, ordinò che ne fosse informato l’Imperatore a Vienna. L’affare fu tacitato col ritiro delle monete false, riconoscibili da quelle autentiche soprattutto dall’attributo di principe dato ad Alberico, mentre il conio di Massa reca il Dux della dignità ducale. La moneta battuta a Tassarolo reca infatti nel dritto l’immagine del duca coll’iscrizione ALBERIC.II.S.R.I.MASSAE.PRI e il numero 8 (indicante la quantità dei bolognini), al rovescio lo scudetto con lo stemma dei Cybo, il motto LIBERTAS e l’epigrafe CVSTODIAT. DOMINVS 1665; moneta assai rara, come la maggior parte dei luigini battuti nei feudi imperiali, poiché, quando furono proibiti per unanime consenso dei vari principi, vennero minacciate pene gravissime agli spacciatori, i quali si affrettarono a distruggerle. Il 1667 è l’ultimo anno in cui si coniarono monete nella zecca di Tassarolo, almeno per quanto si sa dai documenti conosciuti. Filippo Spinola morì nel 1688 e dopo di lui i suoi eredi non usufruirono più del privilegio di poter battere e smerciare monete.
Per approfondimenti sulle monete: [1]

